In un pomeriggio di fine estate, un fiore di campo, già quasi completamente privo dei suoi petali, non aspettava altro che il momento giusto, per liberarsi anche della colonia dei suoi semi.
Il poverino era particolarmente preoccupato, sentiva avvicinarsi il momento del distacco e voleva assolutamente concludere al meglio il suo ciclo vitale, cercava insomma di favorire come meglio poteva la messa a dimora delle sue creature.
Assumeva, nell’incarico educativo che si era affidato, un tono risoluto e militaresco.
Dapprima, con una certa calma, riusciva a dare ai semi indicazioni botaniche, semplici, basilari, raccomandava di prediligere terreni umidi, ben soleggiati, poi nell’infervorarsi continuava aumentando la foga, ed il tono della voce,” Fidatevi degli insetti, ma non di tutti gli insetti” e cominciava ad elencare le specie utili e poi i predatori “Attenti alle formiche” urlava cianotico.
Ci fu quel giorno un grande trambusto, le voci si sovrapponevano, si intuiva dalla confusione che qualcosa stava per accadere.
Quasi tutti i semi, almeno i più sbruffoni, giuravano e scommettevano che avrebbero radicato perfino sul nulla, o che al massimo gli sarebbe stata sufficiente un po’ di polvere e qualche goccia di acqua per poter vivere.
Altri silenziosi, più cauti, pensavano le stesse cose, avevano in fondo le stesse convinzioni e lo stesso entusiasmo, ma rimanevano in silenzio a fiutare l’aria.
Il fiore invece dal canto suo, continuava preoccupatissimo a suggerire opportunità ambientali, razionali, scientifiche, per la loro crescita ed il loro sviluppo e li invitava a diffidare delle scelte facili, o dei luoghi accattivanti che sicuramente non avrebbero mantenuto nel tempo ciò che promettevano all’inizio.
E si che lui ne aveva visti di quelli che attratti dal fresco della riva del ruscello venivano spazzati via al primo acquazzone.
Con l’ultimo petalo rimasto aveva attorcigliato addirittura una specie di cono, una sorta di megafono e con quello urlava come impazzito “Illusioni!! state attenti alle illusioni!”
Il disinteresse per quel tipo di raccomandazioni era praticamente totale.
Anzi, nel complesso la scena stava degenerando nel ridicolo, alcuni semi infatti si dondolavano pericolosamente dal bordo della corolla ed infatti di li a poco caddero ai suoi piedi.
Altri indicavano un punto lontano aldilà della collina, dove si fantasticava di tutto, talvolta scoppi di risate emergevano improvvise dal brusio delle voci e per il resto ovunque cerano discussioni animate e una innegabile emozione generale
E così, la caciara continuò fino quasi a sera, quando ad un certo punto, attraverso un cielo diventato oramai grigio cupo, carico di nuvolosi minacciosi, si cominciò ad intravedere un bagliore di fulmini lontano.
Forse il grande momento era arrivato. La combriccola si fece silenziosa , si sentiva nel campo solo il ronzare delle mosche e degli insetti.
Poi arrivò quasi imprevisto un colpo d’aria fortissimo che anticipava il temporale, il fiore piegò il suo gambo come un arco fino quasi a spezzarsi, e in un attimo il vento lo spogliò strappandogli di dosso tutti i semi.
Si compiva così un altro piccolo miracolo di natura, ma che di miracoloso, a pensarci bene non aveva proprio nulla. Anzi si riproponeva in maniera continua, ossessiva , nel mondo, a tutte le latitudini, e sembrava piuttosto farci tutti uguali : vegetali, animali , uomini.
Il fiore morì nel nubifragio che seguì, alcuni chicchi di grandine lo colpirono, spezzandogli il gambo.
Il poveraccio non riuscì neanche a dare un’ultima occhiata al mondo che lo circondava, e che aveva amato tanto e del quale si sentiva ancora far parte, che altra grandine, ancora più grossa lo spappolò definitivamente a terra.
I semi erano oramai lontani, spinti dal vento che precede il temporale, volavano nelle direzioni più disparate, trascinati ovunque non riuscivano a controllare il loro volo.
Si dimenavano per contrastare la corrente in maniera patetica, ad ogni considerazione, positiva o negativa su ciò che il mondo sottostante poteva offrirgli si agitavano e si fingevano capaci di frenare o incoraggiare la corsa.
Ma in realtà il vento faceva il suo mestiere e come il destino, anche lui, non chiede dove deve andare o cosa deve fare, procede in una direzione stabilita e non ha padroni.
Cosa dire invece dei semi?, Se non che sono dei pazzi scatenati?, Tutti i semi del mondo sono così! Sono fatti di incoscienza, di occasioni fortunate, di grandi emozioni.
Sono la buccia che contiene la forza ed il mistero del creato, il suo stesso divenire.
Che viaggio splendido fu quello! Le parole del fiore, piene di angoscia e di timori, riaffioravano alla mente solo quando certi semi più sfortunati, urtavano violentemente , contro il mondo ed i suoi inganni. Per il resto erano solo campi meravigliosi, boschi, terra buona ovunque dove poter germinare senza sforzo, alcuni con il tempo diventarono cibo per insetti, altri sparirono nel nulla, altri ancora invece riuscirono a crescere splendidi fiori, solo con un po’ di polvere e qualche goccia d’ acqua.
Qualche seme entrò pure dalla finestra del mio studio, infilandosi negli oggetti più strani, poi nacque l’erba ed io l’ho fotografata….ma questa è un’altra storia
Il poverino era particolarmente preoccupato, sentiva avvicinarsi il momento del distacco e voleva assolutamente concludere al meglio il suo ciclo vitale, cercava insomma di favorire come meglio poteva la messa a dimora delle sue creature.
Assumeva, nell’incarico educativo che si era affidato, un tono risoluto e militaresco.
Dapprima, con una certa calma, riusciva a dare ai semi indicazioni botaniche, semplici, basilari, raccomandava di prediligere terreni umidi, ben soleggiati, poi nell’infervorarsi continuava aumentando la foga, ed il tono della voce,” Fidatevi degli insetti, ma non di tutti gli insetti” e cominciava ad elencare le specie utili e poi i predatori “Attenti alle formiche” urlava cianotico.
Ci fu quel giorno un grande trambusto, le voci si sovrapponevano, si intuiva dalla confusione che qualcosa stava per accadere.
Quasi tutti i semi, almeno i più sbruffoni, giuravano e scommettevano che avrebbero radicato perfino sul nulla, o che al massimo gli sarebbe stata sufficiente un po’ di polvere e qualche goccia di acqua per poter vivere.
Altri silenziosi, più cauti, pensavano le stesse cose, avevano in fondo le stesse convinzioni e lo stesso entusiasmo, ma rimanevano in silenzio a fiutare l’aria.
Il fiore invece dal canto suo, continuava preoccupatissimo a suggerire opportunità ambientali, razionali, scientifiche, per la loro crescita ed il loro sviluppo e li invitava a diffidare delle scelte facili, o dei luoghi accattivanti che sicuramente non avrebbero mantenuto nel tempo ciò che promettevano all’inizio.
E si che lui ne aveva visti di quelli che attratti dal fresco della riva del ruscello venivano spazzati via al primo acquazzone.
Con l’ultimo petalo rimasto aveva attorcigliato addirittura una specie di cono, una sorta di megafono e con quello urlava come impazzito “Illusioni!! state attenti alle illusioni!”
Il disinteresse per quel tipo di raccomandazioni era praticamente totale.
Anzi, nel complesso la scena stava degenerando nel ridicolo, alcuni semi infatti si dondolavano pericolosamente dal bordo della corolla ed infatti di li a poco caddero ai suoi piedi.
Altri indicavano un punto lontano aldilà della collina, dove si fantasticava di tutto, talvolta scoppi di risate emergevano improvvise dal brusio delle voci e per il resto ovunque cerano discussioni animate e una innegabile emozione generale
E così, la caciara continuò fino quasi a sera, quando ad un certo punto, attraverso un cielo diventato oramai grigio cupo, carico di nuvolosi minacciosi, si cominciò ad intravedere un bagliore di fulmini lontano.
Forse il grande momento era arrivato. La combriccola si fece silenziosa , si sentiva nel campo solo il ronzare delle mosche e degli insetti.
Poi arrivò quasi imprevisto un colpo d’aria fortissimo che anticipava il temporale, il fiore piegò il suo gambo come un arco fino quasi a spezzarsi, e in un attimo il vento lo spogliò strappandogli di dosso tutti i semi.
Si compiva così un altro piccolo miracolo di natura, ma che di miracoloso, a pensarci bene non aveva proprio nulla. Anzi si riproponeva in maniera continua, ossessiva , nel mondo, a tutte le latitudini, e sembrava piuttosto farci tutti uguali : vegetali, animali , uomini.
Il fiore morì nel nubifragio che seguì, alcuni chicchi di grandine lo colpirono, spezzandogli il gambo.
Il poveraccio non riuscì neanche a dare un’ultima occhiata al mondo che lo circondava, e che aveva amato tanto e del quale si sentiva ancora far parte, che altra grandine, ancora più grossa lo spappolò definitivamente a terra.
I semi erano oramai lontani, spinti dal vento che precede il temporale, volavano nelle direzioni più disparate, trascinati ovunque non riuscivano a controllare il loro volo.
Si dimenavano per contrastare la corrente in maniera patetica, ad ogni considerazione, positiva o negativa su ciò che il mondo sottostante poteva offrirgli si agitavano e si fingevano capaci di frenare o incoraggiare la corsa.
Ma in realtà il vento faceva il suo mestiere e come il destino, anche lui, non chiede dove deve andare o cosa deve fare, procede in una direzione stabilita e non ha padroni.
Cosa dire invece dei semi?, Se non che sono dei pazzi scatenati?, Tutti i semi del mondo sono così! Sono fatti di incoscienza, di occasioni fortunate, di grandi emozioni.
Sono la buccia che contiene la forza ed il mistero del creato, il suo stesso divenire.
Che viaggio splendido fu quello! Le parole del fiore, piene di angoscia e di timori, riaffioravano alla mente solo quando certi semi più sfortunati, urtavano violentemente , contro il mondo ed i suoi inganni. Per il resto erano solo campi meravigliosi, boschi, terra buona ovunque dove poter germinare senza sforzo, alcuni con il tempo diventarono cibo per insetti, altri sparirono nel nulla, altri ancora invece riuscirono a crescere splendidi fiori, solo con un po’ di polvere e qualche goccia d’ acqua.
Qualche seme entrò pure dalla finestra del mio studio, infilandosi negli oggetti più strani, poi nacque l’erba ed io l’ho fotografata….ma questa è un’altra storia


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