martedì 12 aprile 2011

Efficace, perspicace, suggestiva. Illuminante. L’opera che coglie relazioni inedite e significative, che pone in rilievo diverse modalità dello sguardo, suscita nuove concezioni del sapere. Già Gombrich – sottolineando la metafora di Constable sulla pittura come scienza di cui le opere non sono che esperimenti – alludeva alla rappresentazione come modalità della conoscenza. L’occhio seleziona, sceglie, respinge, organizza, analizza, associa, discrimina. E contemporaneamente raccoglie, elabora, interpreta aiutato dai sensi, dalle emozioni, dal cervello. L’occhio innocente è cieco, e la mente vergine è vuota (lo diceva Kant), e questo Saverio Mercati lo sa bene. Difatti, concentra il proprio lavoro, essenzialmente concettuale, sugli sforzi dell’ottica quotidiana per promuovere un modo alternativo di svelare aspetti imprevisti del reale (o meglio dell’opera). Ad esempio, nei light box di questa mostra l’artista induce l’atto del vedere ad affrontare una provocazione mentale, un rovesciamento interpretativo. Prende il congegno elettrico dell’impianto delle luci al neon, con reattori, start, fili e connessioni varie, applicato al pannello retrostante l’opera per retro-illuminare una foto (la parte funzionale propria della tecnica del light box), e ne fa il soggetto fotografato (a dimensione identica del pannello); poi inserisce la foto nella cornice-contenitore, posizionandola perfettamente a registro con l’illuminazione retrostante. In tal modo, come spiega Mercati, la luce reale dei neon traspare dal retro ed esalta la luce finta riprodotta dalla fotografia, compenetrandosi con essa e creando una leggera variazione tonale. Ponendoci di fronte all’opera, l’artista insinua nella visione il dubbio sulle relazioni amletiche tra verità-finzione, realtà-artificio visivo, simulazione-immaginazione. E noi – ad una certa distanza, con una certa angolazione, con una certa luce – non possiamo che chiederci con sguardo confuso: dove sta la verità? Priva di innocenza e di verginità la nostra percezione vaga alla deriva nei labirinti dell’arte. “Esperimento riuscito!” direbbe Constable. Maria Vinella

1 commento:

alfredobaldinetti ha detto...

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alfredobaldinetti